Anna Maria Fedeli, Massimo Brutti
Tra il 2011 e il 2014 nel corso dei lavori di ristrutturazione del settore orientale di Palazzo Litta, destinato alla realizzazione di unità immobiliari residenziali e di un parcheggio interrato, è stata effettuata un’indagine archeologica che ha portato in luce un deposito pluristratificato, databile tra il III sec. a.C. e l’età moderna. L’intervento è stato condotto su una superficie di mq 5600, suddivisa in cinque settori (Cortile Foro Bonaparte, Cortile Brentano, edificio B, edificio C e via Illica).
Le indagini hanno individuato, seppure in condizione di forte discontinuità dovuta a interferenze moderne, otto fasi principali di frequentazione del sito (1-8), situato nel suburbio nord-occidentale di Mediolanum, per il quale già precedenti indagini avevano evidenziato la presenza di strutture a destinazione residenziale costruite a partire dall’età augustea (CERESA MORI A., HOWES B., PAGANI C., SALSAROLA D., Milano, Via G. Puccini. Insediamento romano extraurbano e strutture medievali, in NSAL 1995-97, pp. 216-220).
Le datazioni proposte in questa sede si basano su uno studio preliminare del materiale rinvenuto, rimandando al successivo studio sistematico per la puntualizzazione delle cronologie.
Fase 1 (fine II-seconda metà I sec. a.C.)
Le più antiche tracce di frequentazione sono costituite prevalentemente da evidenze in negativo (fosse di scarico, buche di palo) incise nelle ghiaie naturali e bonifiche con anfore, individuate prevalentemente nell’area di Cortile Foro Buonaparte. Tra di esse si segnala un’ampia fossa subrettangolare (m 7,50 x 3,60; profondità m 1,80 ca.), colmata con scarichi
di materiale combusto e successivamente coperta da piani d’uso in terra battuta e collegata a due canalizzazioni tra loro
perpendicolari oltre a numerose buche di palo, orientate prevalentemente NE-SW.
Le bonifiche ad anfore contenevano principalmente esemplari di forma Lamboglia 2 (di cui una con bollo “DIONP”) e numerosi frammenti ceramici della fine del II sec. a.C. (patere a vernice nera di tipo Lamb. 6 e 7, patere a imitazione di Lamb. 5, coppe Lamb. 27 e 28, un tegame di tipo Goud. 3/Vegas 15 in associazione con ceramica tardoceltica).
Appartiene a questa fase anche un pozzo con camicia in frammenti di tegole legati da argilla; il riempimento di defunzionalizzazione conteneva frammenti laterizi e ceramici riconducibili all’età augustea (un frammento di coppa Sarius con graffito “MCRI” e un’anfora tardorodia).
Fase 2a (età augusteo-tiberiana)
Cortile Foro Bonaparte
All’epoca augusteo-tiberiana sono ascrivibili alcune fosse finalizzate al recupero di materiale da costruzione (ghiaia), alcune bonifiche con anfore destinate a livellare e colmare depressioni del substrato ghiaioso e strutture probabilmente pertinenti a un edificio a carattere residenziale.
Le fosse di bonifica con anfore (prevalente Dressel 6A, 6B, 7/11 e 43 insieme a residui esemplari di Dressel 1 e Lamboglia 2) presentavano forme e dimensioni differenti; una, di forma circolare contenente tredici anfore e ceramiche di età augusteo-tiberiana (tra cui una coppa conica a vernice nera, una patera in terra sigillata Drag. 16 e una coppa Sarius), fu realizzata per sigillare il pozzo della fase precedente.
Si segnala inoltre una struttura rettangolare (m 2,60 x 2,20; profondità m 1,10) con pareti foderate da un assito ligneo, legato ai quattro pali agli angoli della struttura probabilmente destinata alla conservazione di cibi e bevande. Sul fondo vi era uno strato di terreno limo-sabbioso con rari frammenti ceramici (patera in terra sigillata Goud. 1, frammenti di coppe Sarius Mazzeo 13/d, olle da conserva con incavo interno e olle a gola modanata), mentre in testa al riempimento erano presenti numerose anfore di differenti tipi, (Dressel 6A, 6B e due Dressel 7/11 con titulus pictus “gar[um] hisp[anicum]”.
Via Illica
Successivamente alle attività di bonifica e alla realizzazione di buche per il recupero di materiali da costruzione (ghiaie), fu impiantato un edificio a carattere residenziale, testimoniato da due muri tra loro ortogonali. Le strutture, realizzate con una fondazione composta da tre corsi orizzontali di ciottoli fluviali legati da malta tenace conservavano il primo corso di alzato costruito con sesquipedales. All’esterno dell’edificio, a ca. m 1,00 di distanza dal limite meridionale della struttura, correva una canaletta di scolo. Il piano d’uso in fase con le strutture ha restituito numerosi frammenti ceramici di età tiberiana (patera Drag. 16, Drag. 17a e coppa Drag. 4, coppette in pareti sottili Marabini XXXVI, coppe Sarius e un’anfora tardorodia, anfore Dressel 2/4 e Dressel 7/11).
Fase 2b (età giulio-claudia)
Nell’area di Cortile Foro Buonaparte furono scavati tre pozzi, realizzati con mattoni curvi, due dei quali hanno restituito abbondanti resti faunistici.
L’edificio della fase precedente fu interessato da un ampliamento: la canalizzazione esterna venne dismessa e furono costruiti due basamenti probabilmente destinati a sorreggere pilastri di un portico. Le basi, di forma quadrata e distanti tra loro m 2, si trovavano a m 4,5 di distanza dalla muratura dell’edificio. Il piano d’uso esterno ha restituito frammenti ceramici che coprono un arco cronologico compreso tra il secondo quarto e la metà del I sec. d.C.
Fase 3a (metà I sec. d.C.)
L’edificio fu ulteriormente ampliato verso sud: i pilastri del portico furono inseriti in una nuova struttura muraria, creando così uno spazio destinato a nuovi ambienti. Il vano collocato all’angolo sud-est aveva pianta rettangolare (m 4,66 x 3,53) e le pareti furono realizzate con frammenti di sesquipedales legati da malta tenace al di sopra di una fondazione in ciottoli legati da malta. All’interno dell’ambiente era presente la fondazione di una struttura a “U” che delimitava uno spazio di m 2 x 2, realizzata con frammenti di tegole legati da argilla.
La fondazione potrebbe aver sostenuto l’edicola di un lararium domestico. L’ambiente aveva un piano d’uso in terra battuta, che ha restituito frammenti ceramici inquadrabili intorno alla metà del I sec. d.C.; anche un secondo vano adiacente al lato sud presentava un piano d’uso in terra battuta. A sud dell’edificio furono scavati un pozzo e una fossa, le cui pareti erano rivestite da sottili assi di legno, probabilmente destinata alla conservazione di derrate alimentari.
Fase 3b (seconda metà I sec. d.C.)
L’edificio fu interessato da altre modifiche: l’edicola fu eliminata e l’ambiente fu dotato di un nuovo battuto pavimentale in limo giallastro, steso sopra un riporto ricco di materiale carbonioso. Il secondo ambiente invece fu diviso in due vani distinti, con la costruzione di un muro divisorio utilizzando ciottoli in fondazione e per l’alzato frammenti laterizi, anch’essi legati da malta. I due nuovi vani furono dotati di distinte pavimentazioni, una in terra battuta l’altra in cocciopesto con vespaio di preparazione in ciottoli. Sopra i due pavimenti vi erano numerosi frammenti di intonaci affrescati e residui di opus craticium probabilmente pertinenti alla medesima fase edilizia.
Fase 3c (fine I sec. d.C.)
Cortile Foro Buonaparte
Strutture murarie appartenenti a un secondo edificio furono costruite nella fascia meridionale del Cortile, rispettando l’orientamento NW-SE delle strutture più antiche.
Le murature, conservate a livello delle fondazioni (ciottoli e malta) o suggerite da successive fosse di spoliazione, permettono di ricostruire una serie di almeno tre ambienti, due dei quali provvisti di una pavimentazione in cementizio a base fittile; a servizio di questo edificio era un pozzo, nel cui taglio di fondazione vi erano frammenti ceramici della seconda metà del I sec. d.C. Un secondo pozzo coevo era situato poco più a nord.
Via Illica
Gli ambienti dell’impianto residenziale furono sottoposti a un’ulteriore ristrutturazione: le pareti furono ricoperte da nuovi intonaci affrescati e le pavimentazioni vennero rinnovate con finiture di maggior pregio. Procedendo da ovest verso est, sono stati individuati:
- un ambiente (A) di m 5 x 4 ca., decorato da un pavimento cementizio a base fittile con emblema centrale quadrangolare realizzato con sectilia marmorei di differenti forme (triangolare, rettangolare, quadrangolare) e colori (bianco, nero, grigio, verde); il piano di cocciopesto poggiava su un vespaio in ciottoli steso al di sopra di un precedente assito ligneo.
L’ambiente era delimitato a sud da una struttura realizzata con frammenti di tegole ed embrici che la separava da un altro spazio (di misure non definibili per via delle asportazioni moderne) con pavimento in cocciopesto.
- due ambienti contigui, uno con pavimentazione in tessellato policromo (B) e uno con pavimentazione in opus sectile (C), di cui si conservava solo lo strato di allettamento in cocciopesto ove sono riconoscibili impronte triangolari e quadrangolari. Il lato settentrionale del pavimento era incorniciato da una fascia in tessellato nera e bianca.
Decisamente meglio conservato l’ambiente B ove era ancora presente buona parte della decorazione musiva e si conservava in situ un lacerto dell’intonaco parietale oltre a numerosi frammenti pittorici in crollo, che consentono di ricostruire il programma decorativo della stanza, riconducibile alla fase matura del IV stile pompeiano (62-79 d.C.), con decorazioni di carattere architettonico-vegetale, in cui è molto evidente il richiamo al tema del giardino e alla sfera dionisiaca, che ben si addicono a una sala tricliniare. Il rinvenimento di frammenti di tubuli e di loro impronte su alcuni intonaci suggerisce la presenza di un impianto di riscaldamento.
La stanza, di forma rettangolare e della misura di m 3,81 x 4,91, presentava un raffinato mosaico a composizione centralizzata con pseudo-emblema quadrato, costituita da un reticolato formato da quattro riquadri lungo il lato breve e sei su quello lungo. Lo schema a riquadri è racchiuso entro una cornice con coppia di onde correnti contrapposte a giro semplice con lo stesso orientamento, nere su fondo bianco, all’interno della quale si compone l’ordinato schema formato da riquadri della misura di cm 50 x 50 in cui trovano posto cinque differenti motivi riempitivi con steli foglietti e fioroni, quattro per i riquadri esterni e uno per quelli centrali. Lo spazio centrale è occupato da un riquadro della misura di m 1,47 x 1,47 in cui è presente un motivo figurato purtroppo lacunoso, ove si riconosce la parte sommitale di un volto dotato di un’acconciatura arricchita da elementi vegetali (pigne e foglie) e la parte inferiore di un busto, parzialmente coperto da un mantello nei toni dell’azzurro. Il soggetto policromo fu realizzato con tessere litiche e in pasta vitrea. Gli elementi superstiti permettono di identificare il soggetto con il dio Dioniso, di cui esistono varie attestazioni nella pittura di area vesuviana.
Al di sotto del tessellato erano presenti tre livelli di preparazione: un vespaio di ciottoli alternati a sporadici frammenti di laterizi e anforacei legati da malta molto tenace (statumen); uno strato a base cementizia molto compatto, composto da malta e ghiaia dello spessore variabile da cm 8 a 13 (rudus); infine uno strato di cocciopesto di spessore variabile da cm 3 a 5, perfettamente livellato su cui erano allettate le tessere musive (nucleus).
La dismissione di questi vani può essere collocata tra la fine del II e gli inizi del III sec. d.C., sulla base dei frammenti ceramici presenti nello strato di crollo rinvenuto al di sopra del tessellato.
Fase 4 (età tardoantica)
Sopra i resti dell’edificio sopra descritto, in età tardoantica ne venne realizzato uno più modesto con pavimentazioni in terra battuta e cocciopesto e murature in ciottoli legati da argilla; un nuovo pozzo, realizzato a servizio di questo edificio, rimase in uso fino alla fine del IV-V sec. d.C.
Fase 5 (Altomedioevo)
Sopra i livelli di obliterazione delle strutture romane si impostarono due aree funerarie distinte: a nord sono state rinvenute numerose ossa umane non più in connessione anatomica e una sepoltura, probabilmente alla cappuccina, già sconvolta in antico, mentre in Cortile Foro Bonaparte è stato individuato un nucleo funerario costituito da 17 tombe a inumazione.
Tra di esse le sepolture più antiche (Tt. 1, 2, 3, 4, 5, 6) ascrivibili al VI-VII sec., si dispongono seguendo un orientamento SE-NW, probabilmente determinato dalle preesistenze tardoantiche; le deposizioni erano in nuda terra a esclusione della T. 1, realizzata con laterizi romani di recupero e dotata di un oggetto di corredo, un boccalino in ceramica depurata. Al suo interno era deposto un individuo di sesso maschile, deceduto
intorno ai 50/55 anni.
Le restanti tombe, in pessimo stato di conservazione, presentano un diverso orientamento (E-W) e sono probabilmente pertinenti a una fase funeraria successiva.
Allo stesso periodo appartengono le tracce in negativo di una capanna a pianta rettangolare (m 5 x 4,50), orientata NWSE. La struttura era in parte interrata e sostenuta da una serie di pali di diverso diametro, disposti lungo il perimetro e lungo l’asse centrale.
Fase 6 (Medioevo)
Possono essere ascritti genericamente al periodo medievale alcuni tratti di fondazione muraria, realizzati con l’impiego di laterizi di modulo eterogeneo anche provenienti dallo spoglio di strutture romane, legati da malta poco tenace, e lacerti di pavimentali in cocciopesto, che testimoniano la continuità di frequentazione dell’area e una persistenza degli orientamenti delle strutture tardoantiche (NW-SE), a cui in alcuni
punti si addossano.
Sempre riferibili a questa fase sono due pozzi: uno (diam. esterno m 1,52; diam. interno m 1,07) aveva una camicia in frammenti laterizi di modulo eterogeneo legati da malta scarsamente tenace; il secondo, di dimensioni minori (diam. esterno m 0,78; diam. interno m 0,52) era realizzato con analoga tecnica e materiali.
Fase 7 (XVII-XIX sec.)
Nell’area di Cortile Foro Buonaparte erano presenti alcune strutture per lo spegnimento della calce, probabilmente connesse al cantiere per la costruzione di Palazzo Litta (metà XVII sec.). La prima aveva una struttura di notevoli dimensioni (m 23,60 x 2,58), suddivisa in vasche pavimentate con un piano in laterizi ricoperto da una pellicola di calce. Altre due vasche di dimensioni più contenute (m 2,90 x 1,80 e m 4,25 x 1,80) erano dotate di pavimento in laterizi o in malta.
Al centro del Cortile era situato un pozzo quadrangolare che probabilmente forniva l’acqua per il processo di lavorazione della calce (lato m 1,50; prof. oltre m 4,00): costruito con mattoni di modulo eterogeneo legati da malta, fu successivamente obliterato con un riempimento che ha restituito ceramiche databili tra il XVIII e XIX sec.
Alla raccolta e distribuzione dell’acqua erano destinate anche tre cisterne, di forma circolare e con una copertura a volta, costruite con laterizi legati da malta: a esse erano collegate canalette in laterizi per l’adduzione e la distribuzione dell’acqua verso le vasche per la calce.
Fase 8 (XIX - XX sec.)
In epoca recente fu realizzato un nuovo sistema di canalizzazioni per il deflusso dell’acqua, convogliata nelle cisterne realizzate nel periodo precedente e si aggiunsero pozzi a servizio del Palazzo.